il segreto di chanel n° 5 di tilar j. mazzeo

era da mesi sulla pila delle cose da leggere nella scaffalatura vicino alla porta, a casa. preso al volo per andar a sistemarmi i capelli senza avere fretta, finito in meno di un giorno, persa dentro ogni pagina a ritrovare amici e luoghi a veder situazioni già sentite, raccontate attraverso altre lenti. se per te è solo un profumo anche sopravvalutato, ferma qua e non andar neanche avanti a leggere. poche cose, e pochissimi profumi possono vantar la storia che ha il numero 5. attorno ci son leggende più che storie, perché la storia è fatta di contratti di vendita, di percentuali di utili, dividenti e avvocati invece le leggende sono tutto il resto. è stato mito da subito, ha prodotto milioni da subito. coco non era una pivella, mai stata. nel ’20 si picca per aver un profumo legato alla maison che però le diventa subito troppo ingombrante e quindi lo vende, pentendosene poi tutti i giorni dei suoi altri 50 anni di vita. il mistero del titolo è quello del successo planetario che il profumo ha avuto in termini di vendite e di diffusione nonostante un marketing che -almeno fino agli anni ’80 dello scorso secolo- sembra esser stato fatto molto a caso. dai gelsomini di grasse, alla rivoluzione russa, a rue cambon dove durante la guerra si potevano vendere solo 20 boccette al giorno, casualmente solo a tedeschi, alle file infinite di soldati americani nella parigi liberata che per comprarlo potevano mostrare solo il 5 sulle dita di una mano per farsi capire, senza una parola di francese tutto è storia.  il numero 5 passa nell’occupazione, nella fuga verso gli USA per sfuggire alla follia nazista, nelle azioni degne di un 007 per portar essenze oltre oceano per assicurarne la produzione -nonostante tutto. negli anni ’80 poi si tiene il fiato sospeso perché il n.5 potrebbe non rientrare in nuovo parametri che la profumeria internazionale (diventata ormai miniera d’oro) impone. le percentuali giocano ancora una volta a favore del 5 e sopravvive ancora, e ancora quando il gelsomino che serve per comporlo pare non esser più coltivabile a grasse: esiste ancora un contratto con una famiglia che ne vincola la produzione esclusiva. coco non era una pivella. ci son profumi che per qualche mese mi travolgono, quelli di hermes su tutti, ma poi alla fine, il mio ritorno a casa ha sempre lo stesso numero, son le uniche boccette che finisco sempre, è magnifico riempirsi la mano con quel vetro che ha subito pochissime modifiche da quando negli anni ’20 era usato solo nelle farmacie, un simbolo, una madeleine olfattiva che mi scaraventa sempre in quella parigi, sempre quella, sempre. e non importa averlo addosso come altri milioni di altre, dopo tutto quello che ho letto non potrebbe esser diverso e poi, quasi nessuno lo riconosce all’olfatto anche se il numero 5 è uno dei simboli visivamente più riconoscibili al mondo, come la coca-cola, solo che chanel numero 5 mica ingrassa. 

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One thought on “il segreto di chanel n° 5 di tilar j. mazzeo

  1. “coco non era una pivella, mai stata.”

    Dev’esser bello non essere mai stati pivelli, nemmeno nella più tenera pivelletà. Io di lasciarmi la – pivellezza? pivellitudine? pivellosità? – alle spalle, ormai, l’ho data su…

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