moon palace di paul auster

moonpalace post che doveva uscire il 3 febbraio per il compleanno di  paul auster e che mi si è perso sulle punte delle dita incastrate fra la penna rossa e i quaderni da correggere. libro letto fra il volo di andata per parigi a natale e i dopocena pigri e pieni di vino bianco in quella primavera che abbiamo trovato sulla senna, a dicembre.  fin’ora lui e roth (philip) sono gli unici che non mi hanno MAI delusa. moon palace è stato un caso: son partita senza libri e l’aveva mia sorella in tasca. si racconta la storia di m.s. fogg rimasto orfano e anche solo dopo la morte dello zio che gli lascia come eredità casse di libri e un completo di tweed. i libri serviranno a prolungarne la sopravvivenza e il completo di tweed farà finta di incastrarlo in uno stile (per non ammettere la miseria). l’incastro delle tre generazioni di maschi è un tantinello forzato, troppe casualità per i miei gusti, ma molte delle pagine sono veramente indimenticabili. libro al maschile con punte di estasi e abissi di disperazione. restano, come spesso accade anche fuori dalle pagine dei libri, le disperazioni più dell’estasi. m.s. fogg mi ha riportato alle pagine di giuda di amos oz quando il protagonista che si mette a servizio di un ottuagenario su una sedia a rotelle: il tutoraggio -che sembra- casuale e involontario, la coscienza che si sviluppa, la verità che affiora e la difficoltà di accettarla.

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