il corpo grande di francesca mazzucato -biografia non autorizzata di una modella oversize-

la vostra vita non diventerà più felice, più divertente, più di successo dopo che avrete perso dieci, venti o trenta chili. perché i chili non sono il problema. il vostro modo di pensare lo è. la felicità non c’entra con la dieta. la felicità è trovare quello che amate di voi, veramente, e condividerlo con gli altri, la felicità è un santuario interiore dove voi siete abbastanza così come siete proprio ora.

mazzucato3non è un libro facile. alzino la mano quelle fortunate che non hanno mai avuto problemi legati all’alimentazione o al rapporto con il proprio corpo o dovuti a come percepiscono gli altri il nostro corpo. per quanto mi riguarda li ho sempre avuti, probabilmente sempre li avrò anche se non peso neanche 52 kg su 151 cm. sta tutto nella nostra testa, questo è il segreto di pulcinella, nel come ci vediamo noi. fosse facile, il riflesso nello specchio non è mai oggettivo: passa attraverso il filtro dei nostri occhi che ci dice come vorremo essere e, ghignando, ci urla come mai saremo. seguo francesca su fb da molto, il suo è uno degli account che vado a cercare se non mi si presenta sul wall. la trovo stupenda, profonda, di una sensibilità rara che combacia in diversi punti con la mia indole, tocca corde che fanno muovere una parte di me che però volevo stesse buona, quasi morta, perché mi infastidisce e mi spaventa farci i conti… ma alla fine, sebbene doloroso fin quasi all’atrocità, è sempre una cosa buona. e infatti ho iniziato a legger il grande corpo appena trovato in una bella libreria di la spezia e sospeso subito dopo, perché leggere delle prese in giro subite durante un’adolescenza da dimenticare mi ha scaraventata in anni in cui pesavo 15kg di più e mi chiamavano pallina. tutto quello che adesso si chiama bullismo, una volta era solo simpatia o “lasciali perdere”.  domenica scorsa l’ho ripreso in mano e finito di volata. si cresce, si cerca di metter in ordine cose, ogni tanto ci si obbliga a scendere i gradini scivolosi della nostra cantina segreta o ci si costringe ad uscire nonostante sia una notte di quelle buie senza luna e stelle e paurose. il libro dice questo (a me) e non è la gestione del peso, della fisicità: è l’accettazione di quello che siamo, anche se siamo delle persone di merda (e io so di esserlo alla grande tante ma tante volte), è il guardarsi fisse negli occhi allo specchio e dirsi che si va bene lo stesso perché si va bene a noi. ma come l’ha detto francesca è meglio. ha detto anche di prendere la mira e andare dritte al centro di quello che si vuole, rimboccarsi le maniche e prendere al volo l’eventuale botta di culo che passa a tiro, perché il più delle volte siamo così sicure di non esser abbastanza, di non piacere, di non valere da non accorgerci neanche di quelli che ci dicono il contrario, da quelli che ti vogliono in senso positivo e appagante.

la postfazione di elisa manici merita l’attenzione e la cura nel leggere, che è stata destinata al corpo grande.

[…] il rifiuto del cibo, la perdita di peso, la capacità di sopportare il dolore e l’esaurimento fisico sono divenuti le metafore culturali dell’autodeterminazione e della fermezza morale

elisa manici

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