alla fine della maratona ci sono ancora km

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il 23/4 ho fatto la maratona, da non professionista e dopo 3 anni dalla prima corsa di un minuto, ma non ne avevo abbastanza. due giorni dopo ho fatto 10km e il mio PB su di loro, il sabato dopo ho corso a venezia i 16km del “trail” con 51 ponti da salire e scendere, fatto una mezza da pacer a maggio con una mia amica e (non contenta), 5 settimane dopo, i 30 km della cortina-dobbiaco con un tempo di tutto rispetto -secondo i MIEI parametri- mantenendo i lunghi per tutto maggio.

gente che ne sapeva di più, Runner veri con la R maiuscola, mi aveva avvisata: “dopo la maratona stai buona e riposati, datti tempo per recuperare”, ma io no, neofita sull’onda dei lunghissimi avevo nella testa l’idea di mantenere l’allenamento che mi portavo avanti da settembre 2016, per poi continuare in autunno e farne un’altra. perché a me la maratona è piaciuta, è stata una grande prova di volontà che mi ha fatta stare benissimo. la determinazione e la costanza, la preparazione da seguire son cose che mi danno quel obiettivo di cui ho sempre avuto bisogno. la competizione non esiste con nessun altro, si tratta solo di concludere una missione, arrivare in un porto dove mai credevi di poter arrivare, da sola, sulle tue gambe ma, prima di tutto, con la tua testa.

poi è arrivata la stanchezza, tutta in una volta e di colpo. mi ha anche spaventata perché non capivo cosa poteva essere: non la fine della scuola, non i fastidi personali.. non ce n’erano abbastanza di motivi per esser così stanca. sempre i Runner con la r maiuscola mi hanno ri-dato la diagnosi. e ho dovuto rallentare, occhio: dovuto, non voluto, perché non mi davo pace per non riuscire a far i lunghi dopo un allenamento di mesi, metodico e controllato. incazzata e senza tregua ho dovuto fare i conti con quello che avevo nelle gambe: un allenamento metodico, controllato, progressivo, intenso e perfetto che mi ha fatto fare i 42,195 km lisci come l’olio, son arrivata alla fine dell’ultima tabella con 4 medaglie al collo e senza farmi mai male. grande risultato.

ho rallentato, ho mollato, mi son girata dall’altra parte quando la sveglia è suonata alle 5 per fare i lunghi, ho fatto cene luculliane nelle sere che precedevano allenamenti previsti che ho scartato al secondo cambio di vino, ho assecondato la richiesta delle mie gambe e della mia testa. pochi km alla volta e solo con la voglia di farli, poco da sola, con divertimento e un sacco di birre dopo. in recupero e (come si dice fra chi corre) a sensazione corro, faccio staffette, nuoto, cammino, riprendo i miei tempi e le mie gambe perché con l’autunno torneranno anche le tabelle.

il running è un grande maestro: insegna il rispetto per te stessa, ti fa ascoltare la tua voce più vera e profonda, quella più fastidiosa, quella che non siamo disposte quasi mai a sentire, fa rispettare i limiti che ti mette sempre davanti in bella evidenza (qualsiasi siano, li abbiamo tutti) per il corpo, per i tempi di gara e per quelli di recupero.
la gara è sempre con la tua testa. sei da sola.

il running ti aspetta. come fanno tutti i grandi maestri.  

 

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