zibaldone

ho la gola in fiamme e faccio fatica a parlare, quando la gente si accorge del mio tono improvvisamente mi risponde abbassando il suo, come se avesse paura di svegliare qualcuno. vorrei tanto correre ma è meglio che stia buona un paio di giorni.
non ho voglia di studiare, mi son imbarcata in un’impresa titanica a cui non sono destinata a sopravvivere, senza voglia, senza spinta, senza la reale convinzione di voler proprio fare quello per cui ho studiato tutto l’inverno come una pazza. siamo in balia di commissioni romane che rimandano gli incontri, di date fissate che diventano”probabili” e gente che sente sempre per prima le voci che filtrano dal ministero e poi quando esce la comunicazione ufficiale è pronta a dire “ve l’avevo detto”.
questo concorso pare una selezione ai campionati mondiali di calcio partendo da eliminazione fra le squadre dei celibi e ammogliati che si faceva il lunedì di pasquetta. da 40000 iscritti (ma di più con tutti i ricorsi accettati dal mitico TAR del lazio) ne usciranno 2800 o poco più. i vincitori, in ordine di arrivo, sceglieranno la sede, se mai dovessi arrivare fin lì.. mi resterà scampia.
la competenza varrà poco in prima battuta, servirà memoria, nervi saldi e una grande botta di culo. e intanto continuo a fare fatica con una scuola sempre più vuota di scuola e sempre più piena di ogni genere di attività che qualsiasi associazione si trova in diritto e dovere di proporci. mi vedo non sapere, mi vedo in un’ignoranza abissale, in un cadere dalle nuvole senza rete sotto, mi vedo dubitare perennemente senza quel poco di sicurezza che mi sembrava di avere messo da parte per i momenti come questi.
vado a correre e prendo fiato. guardo il video della maratona di parigi di domenica scorsa con gli arrivi, i pianti, gli urli e piango anch’io, e il 14 aprile 2019 ho una roba da fare anch’io. là.
e poi ci sono le mie amiche vicine e lontane in giro per il mondo che mi dicono che si può scegliere sempre, ogni giorno: per partire nel deserto a fare un trophy con le (i?) land rover, piantarsi sotto le dune e fermarsi a bere un tè, a sanpietroburgo fra uova e matisse, in india con guru yogici e scimmie, in islanda passando per la siberia con macchine fotografiche che sono mestiere fantastico, in costa rica a vivere in un posto che è sempre stato paradiso terrestre anche per me, a diventare guerriere per la prova più importante di un’intera vita. diceva il poeta: godere un solo minuto di vita iniziale. avanti. punto e a capo. ricominciamo da venezia con una bionda col rossetto, che va sempre bene venezia e va sempre bene una bionda.

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