dida ghini pics & words

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a 4 anni: mia nonna che mi portava a scuola e stavo dietro alla lavagna. gli urli quando hanno tentato di rifilarmi in asilo dalle suore.  i centrini all’uncinetto, quello giallo in particolare, il sabato a scuola dopo ricreazione con la signora luisa. i “durioni” del fagiano di marta. la zia evelina e la zia luisa. luca e paolo che mi chiamavano “pordenone”. poi mi son vendicata con paolo, diverse volte. diventare grandi senza cugini. e quelli di terzo o quarto grado pure stronzi. quando hanno costruito la scala davanti alla casa di mia nonna, mi ricordo lo scheletro senza i gradini. la bicicletta e i giri continui ripetitivi, infiniti intorno al quartiere. le ginocchia con le croste, i jeans a zampa di elefante. il completo giallo: pantaloni camicetta cintura cappello e ballerine e cintura di strass dorati. quando ho rovesciato la china proprio su quei pantaloni gialli e poi mi hanno cucito sopra millemila margherite bellissime. la strada che non era ancora asfaltata e le pozzanghere. quel giorno che son andata con i piedi nella calce viva dei muratori che costruivano il condominio davanti. gli gnocchi con lo zucchero, emblema e stendardo di mia zia evelina e mia nonna vanda. il quaderno con la copertina rossa sbarlussega. gli odiati maffei di via aquileia. la cartella blu che ho sempre odiato. il rapporto contrastato con holly hobby.

2014-10-12 19.15.44

il primo diario figo senza i giorni segnati, aveva ragione mia mamma, ho fatto un casino. i diari delle medie, quelli delle superiori, la smemoranda. i puffi, il grande puffo, poco la puffetta. la regina elisabetta ancora con i capelli scuri. il ritratto che ho fatto alla zia evelina e che sembrava la regina elisabetta. leggere il sabato appena dopo aver pranzato: gente oggi stop intimità, confidenze meno e aver già chiaro e lampante l’organizzazione dell’intero gotha europeo. l’ovetto kinder sul davanzale nell’angolo ogni sabato tornando da scuola. poi le mille lire, poi le diecimilalire. le principesse che disegnava mio zio, di rado. aver capito a 7 anni cosa vuol dire pedante e sentirlo inutilmente, continuamente ripetere. le foto di proust in una camera triste ma irresistibile. mio nonno che era un figlio di puttana, anche se a me non sembrava. e lo so, anche se nessuno dice ancora niente. peggio dell’innominato. quando andavo in giro in moto con mio papà, si prendeva pioggia e ci si metteva i giornali sulla schiena. le montagne e i giri dei rifugi. le dormite alla grauzaria. i leccalecca alla camomilla di mio zio in farmacia in piazza libertà e le zigulì e quella strana signora bionda che si chiamava flavia. gli anni che ho dormito da mia nonna con il cuscino di piume sui piedi. i pini della scuola e damiano. l’incidente di francesca e quanto mi sono sentita in colpa. quando hanno costruito il muretto intorno alla casa.  samuele e sua mamma e sua nonna: stronze. i baci che non ci siamo dati sotto al canestro, altrimenti saremmo sposati da 20 anni. le lettere, quelle scritte e quelle ricevute. max franco steve tante varie ed eventuali e chéri. lara, gli orrendi anni alle superiori, la mononucleosi, catia e gli anni di rinascita all’università. il lago di garda, il vittoriale e d’annunzio, mikonos, le baleari, torino, firenze e venezia. cuba a caso e le migliori foto della mia vita. patty e le cose che non succedono mai per caso. la costa rica e boogie e andrea e il peggior massacro mai subito. e la costa rica e boogie di nuovo e di nuovo andrea, ma un altro. le camminate di ore sulla spiaggia, di chilometri sotto la pioggia calda e i piedi nell’acqua dei caraibi inseguita da cani selvatici e pacifici, un bradipo che mi è sceso davanti e io che ho pianto e poi son andata a far colazione: ananas, pane e cioccolata. l’italia campione del mondo. veder nascere le tartarughe al tortuguero. mi mamma che si ammala. mi taglio i capelli alla marines. il primo viaggio da sola. le borse che mi ha “lasciato” la mia prof di mate amatissima: gabriella cabai. la laurea. la helpphone, i viaggi, la casa, l’auto. i chilometri per arrivare davanti al gran canyon per dire “cazzo”. l’operatore 205, clara, mari, egle, lisa, silvia. rosi e san francisco. il capodanno del 2000 passato in ufficio. la raccomandata che mi ha cambiato la vita. il primo giorno di scuola a 34 anni, lo scorpione in classe e le mie ballerine con i fiori che lo ammazzano, la fiducia dei fanciulli conquistata. le adorate indimenticabili prime fanciulle che ho avuto il primo anno a scuola e che ormai son grandi. il tango. le tanghiche, cri e gabri. la sardegna e la bionda sardegna. il blog, internet che mi ha cambiato la vita, twitter, fb e i cuori che metto sui quaderni e quelli che si fanno qui <3. i traslochi miei e non miei. tutto il vino bevuto e tutto quello buttato nel lavello, le degustazioni. cucinare per qualcuno. il blog. le recensioni. i ristoranti (quelli che ristorano) e i ristoratori stupidi e mestruati. il jazz e l’orto dei jazz-emani, e luca che mi ha spiegato il jazz. i nipoti, quelli vicini e quelli lontani. il giorno che ho capito come si cammina sui tacchi. l’armadio delle scarpe. il giorno che ho capito che potevo anche non vestirmi solo e completamente di beige. camminare sulle punte. la tartara, le ostriche sputate e quelle godute, le aragoste prese dall’acqua a mangiate mezz’ora dopo. le sbronze che  mi hanno fatta piangere e quelle che mi hanno fatta ridere. tutti i pianti che ho fatto: per le classi che abbandonavo, per i maschi che mi hanno abbandonato, per i maschi che sono spariti senza una parola. gli incazzi che mi son presa. le volte che son scappata e mi son nascosta io perché stavo male. le volte che ho ritrovato i maschi che mi hanno fatto l’insalata in ludoteca e se non c’era il pane mangiavo crackers. perché alla fine mi son costruita in modo da piacermi e perché mi faccio scivolare tutto addosso perché altrimenti sto male. quando son scesa in strada tutta vestita bon ton e si è fermato uno a chiedermi quanto volevo. le corse in motorino con il sole che mi ha scottato le spalle. per chi ha pianto sulle mie spalle e io mi son chiesta perché proprio sulle mie spalle ed ero comunque lusingata. per l’irritazione che mi danno quelle che mi dicono vorrei essere come te. per quelli che hanno parlato nel sonno. per quelli che mi hanno sentita parlare nel sonno e non me l’hanno mai detto. i libri. gli autori. gaetano cappelli. i libri regalati e quelli che ho regalato. i miei maestri. le peschenoci. la fiducia che sento immediatamente verso alcuni. il rossetto e lo smalto. le zeppe. i chili. le perle. luigi uittone. londra. brighton, gli scones e la tearoom sempre chiusa con le scuse appese alla porta. il gin. la regina elisabetta, lady d. , camilla e adesso kate e tutte le altre principesse che però vengono dopo. le spiagge in irlanda e i cieli infiniti, le città dell’amore. un’isola che sa di casa in mezzo al mediterraneo. parigi parigi parigi e tutti quelli che ho trovato in ogni angolo, ad ogni passo. le corse, i chilometri, la leggerezza che si fa tangibile e raggiungibile. tutto quello che devo mettere in ordine. tutto quello che devo leggere. tutto quello che devo imparare. tutto quello che voglio imparare. le strade.

didaghini@gmail.com

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5 thoughts on “dida ghini pics & words

  1. grazie!!!!!
    però diamo a cesare quel che è di cesare..
    lo slogan è della bionda sardegna che dopo una mia sparata.. se n’è uscita con questa “certo che tu.. quando distribuivano.. etc etc. ”

    merci

    dd.

  2. Dida….pochi giorni fa mi son trovata a dire che mentre Dio distribuiva la statura io ero andata a far pipì….in compenso sono arrivata quando distribuiva il senno (quello con due enne!!! perchè l’altro …pure mi manca)….eppoi trovo la tua frase……fantastico!!! Anna.

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