i formidabili frank di michael frank

tutti abbiamo una zi1527596008771_9788806232849_0_0_0_75 1a. anche se non certificata da legami di sangue, una zia c’è sempre. zia è una tipologia di persona: ti vizia, prima dice di no che la mamma e il papà non vogliono e poi ti fa fare o ti regala quello che vuoi, ti para i colpi e si prede la colpa. ti ama di un amore smisurato e riversa su di te ogni sua più ambiziosa aspettativa o prospettiva, ti fustiga per ogni errore che fai -tagli di capelli adolescenziali compresi-, è la peggiore critica di ogni nostro gesto, dalla facoltà secondo lei che hai preso ed è sbagliata (anche se poi piange quando ti nominano dottore con bacio accademico e lo racconta a tutto il suo giro di amiche per 20 anni), al tuo primo vassoio di biscotti che non sono usciti dal forno come sono usciti a lei negli ultimi 40 anni e ti brucia, ti disintegra con uno sguardo o un commento, poche parole, vetriolo puro, colata di cemento. ho avuto la fortuna di averne due così: la zia evelina (sorella della nonna wanda e altrettanto mitica) che ha aspettato che wojtyla se ne andasse per poter morire: “adesso posso morir anche mi”, pochi giorni dopo dello stesso anno dopo essersi nutrita nell’ultimo periodo solo di mousse proteica al cioccolato. amaro.

e ce ne sarebbe da scrivere sulla zia evelina.

l’altra vive a los angeles da 50 anni, è tornata spesso a trovarci, diverse volte son andata a trovarla anch’io. è una signora americana a 360° (nonostante si ostini a sbandierare la sua italianità molto sbiadita) che veleggia ben oltre gli 80, non più arzilla come un tempo ma con ancora visibile lo smalto di una volta.
quando ho iniziato a leggere i favolosi frank mi è venuto un colpo. hank, la zia ingombrante, inopportuna, arrogante e in carriera del libro e della vita dell’autore ha delle affinità pazzesche con la mia zia d’america.

mi sono immersa nelle pagine che lasciano in bocca l’amarezza delle storie vere, completamente, in qualche momento mi son sovrapposta al povero mike che alla fine com’è giusto sopravvive in ogni senso possibile alla zia. sarà che sullo sfondo LA si riconosce, si localizzano strade e si vedono i locali, le cameriere vestite di rosa con la brocca di caffè in una mano e un nome improbabile nell’altra. le case che attraversano con il loro stile i decenni, i giardino con l’erba tagliata ogni settimana dal giardiniere messicano, le piscine blu a forma di fagiolo, il BBQ,  sarà il ricordo di un quasi natale in california con decorazioni che mi facevano ridere e stupire dalla mattina alla sera per il loro essere perfettamente fuori sincrono meteorologico.

prendetevelo come libro da ombrellone, va bene. il colore del mare che avrete davanti magari non sarà come quella della piscina a forma di fagiolo di zia hank ma da lei, noi zie, abbiamo tutte da imparare, nel bene e male.

c’era ancora la SIP

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stamattina ho sentito uno dei grandi amori della mia giovinezza. in quegli anni abbiamo letto gli stessi libri, ci siamo ammazzati di seghe mentali che solo a 20 anni. abbiamo scritto lettere infinite e magnifiche, con fiumi d’inchiostro che trasudavano sesso e amore ad ogni lettera. ci siamo fatti dediche che son rimaste nei portafogli finché la carta si è disintegrata. ci siamo tatuati. fatti bene e detestati. ho litigato furiosamente con i miei ogni volta che arrivava la bolletta della SIP. abbiamo fatto scoperte, abbiamo detto bugie a noi e agli altri, abbiamo ancora le foto, certe che non ho mai avuto il coraggio di rivedere. ho pianto ogni volta che un treno partiva. abbiamo guardato negli stessi obiettivi, sentito la stessa musica in vite parallele e spesso segrete. ci siamo scoperti giovani sui banchi delle superiori, siamo cresciuti facendo i grandi in un’università che (per me) era travolgente, ritrovati da grandi, finalmente in pace. e son sicura ci vedremo da vecchi e mi piacerebbe che i suoi eredi mi chiamassero zia. adesso, ognuno ha la sua vita, completamente diversa da quella che ci eravamo raccontati, programmati e previsti.

stamattina l’ho sentito. mi ha chiesto un’expertise su una vuitton.

ecco ragazze, quello che vi voglio dire è che, alla fine di una storia, anche molti anni dopo, le vostre giuste competenze vi verranno sempre riconosciute.
 F.

le fantastiche avventure di chèri #61

gmal tramonto, in silenzio con i piedi nell’acqua dell’egeo.

chèri – quanto mi piace questo profumo….
dd. – il rosmarino, il mare, le tamerici, la salvia, la macchia mediterranea..
chèri – no, io dicevo terre d’hermes

grand hotel di vicki baum (1929)

grand hotel

vivremo, sai, non faremo altro che vivere, ci lasceremo tutto alle spalle, tutte queste cose assurde, e non faremo altro che vivere, ci rintontiremo a forza di ozio e felicità

trovato a casa nello scaffale dei libri da leggere, era lì da almeno 5 anni. non sapevo nemmeno ci fosse, preso al volo per perfetta misura da borsa e spiaggia. con una protezione 30 addosso e un costume leopardato,  con i piedi a mollo nell’adriatico (quello che sa sempre un po’ di mitteleuropa) mi trovo catapultata per 4 giorni (durata delle storie del libro e della mia mini-vacanza) a berlino alla fine degli anni ’20 ospite appunto del grand hotel con (altri) sei protagonisti. è un libro di più di 400 pagine, patinatissime e di un’attualità sconcertante. fra i sei personaggi, tutti alla ricerca di qualcosa che possa essere una risoluzione, ho amato moltissimo la grusinskaja: ballerina classica di grande successo giunta alla fine della carriera, dopo rinunce e sacrifici immensi i teatri son oramai quasi vuoti e i bis non sono più richiesti. mi son vista la sua stanza e ho avuto nelle narici l’odore di cipria vecchia e di alloro quasi secco. il grand hotel, com’è scritto nella postfazione, è davvero un personaggio che scandisce tempi e modi ma è solo un transito con la porta girevole: c’è chi si incastra, chi si sfila, chi si infila, chi ci passa le giornate solo a guardarla, chi scappa. lettura piacevolissima, per chi non ha tempo c’è il film (del 1932) con la garbo che interpreta madame grusinskaja.

questo bacio, iniziato senza grande ardore, fra due corpi che non si conoscevano, durò a lungo. penetrò nel midollo dorsale di lei come un ago fine e rovente, il cuore cominciò a batterle.

[si vede che i romanzi degli anni ’30 mi fanno diventare sentimentale?]