mot de pass 2016: sans peur!

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[mio stato d’animo attuale trovato in immagine su pinterest]
non abbiate paura fanciulle, tutto passa. tutto. sempre. e se misurate le cose con la bilancia giusta, non pesano più di un po’ più della leggerezza (che è sempre lì che dobbiamo andar correndo, camminando o ballando, facilmente o faticando, ci troviamo là per uno di quegli aperitivi lunghissimi che prendiamo al sole anche se fa un freddo polare).

[a buon intenditor, poche parole]

vita effervescente di madame clicquot di fabienne moreau

original clicquot_240chi l’ha scritto ha avuto accesso all’archivio della maison: sua storica e archivista. è personaggio troppo lontano per esser ricostruito nei dettagli in maniera credibile. carino ma niente di più, troppa leggenda e troppo romanzare, manca una certificazione storica che mi sarebbe piaciuta se palese ed esibita. piace l’epopea di una giovane vedova che riesce a portare champagne in russia dimostrando infinite capacità imprenditoriali e piace la storia d’amore impossibile e mai risolta. ma ad una donna nei primi decenni del 1800 non credo sia andato tutto così liscio come le pagine vogliono farci credere. per il resto la vedova ci racconta più cose con le sue lussuose, preziosissime bollicine. non ci resta che bere. merci madame clicquot.

buoni propositi

dal 2015 voglio essere meno generosa perché quest’anno, finalmente, mi sono stufata dei socialmente impegnati (impegnati soprattutto a far sapere quanto), di quelli che non ringraziano mai MAI, di quelli che io ti salverò perché io so come ti senti, di quelli che non chiedono mai scusa, di quelli che non chiedono mai per piacere, di quelli orgogliosi (ve lo potete mettere nel culo l’orgoglio e cantar giovinezza), di quelli che prima di dirti si ad un invito devono aspettare se viene fuori qualcosa di meglio e allora sono impegnati, di quelli che se non gli rispondi entro minuti a un messaggio ti chiedono se ce l’hai con loro, di quelli che usurpano territori personali, di quelli che occupano posti tuoi dell’anima perché credono possano diventare anche i loro (idem e ancora più fastidioso con le persone), di quelli che se ti chiamo adesso e non sei libero fra un minuto allora sei sempre occupato, dei salvatori della patria, di quelli che l’italia è un paese di merda, di quelli che non mi interessa ma è una questione di principio, di quelli che stai troppo sui social, di quelli che stan sempre sui social e “non ci sono mai” ma sanno che stai troppo sui social, di quelli che dopo anni che non li senti ti mandano una mail con scritto solo “ciao” e quando non rispondi ti ringraziano per la risposta e si eliminano da soli, di quelli che crederanno di riconoscersi qui.
avanti: leggerezza, a tonnellate, colazione, pranzo e cena.

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come cucinare il lupo di m.f.k. fisher

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mia sorella illuminata, mio unico pusher letterario meritevole di totale fiducia mi ha rifilato questo. letto in una pigrissima domenica soleggiata, mangiando biscotti allo zenzero (a quintali): “ti piace sicuro”. ci ha preso ancora e neripozza non delude mai. la signora fisher ci aiuta a sopravvivere in tempi di crisi con questo ricettario, senza trascurare il desco e la felicità di poter cucinare con cura per se stessi e la famiglia. lei era in piena guerra (scritto nel 1942 e rimaneggiato nel 1951) ma si potrebbe prendere e metter da parte più di un’idea, la crisi e i tempi attuali ci dicono che il lupo è alla porta (to have the wolf at the door indica la condizione di chi è assillato dai creditori, e quindi in via di ristrettezza [n.d.t. massimo ortelio]) che abbia la faccia del gigante tedesco o della bolletta che arriva a fine mese.

la signora è americana, con periodi passati nel vecchio continente che non son stati sufficienti a render la sua cultura culinaria meno americana. se si potesse metter insieme tutto il burro che usa nelle sue ricette in 250 pagine, non basterebbe una bisarca per trasportarlo. è tremendamente ironica e, come piace a me, fa ridere con acume e intelligenza facendo finta di passar oltre a problemi gravissimi ma guardandoli invece con tutta la serietà che richiedono con una lente spessa cui non scappa nessun particolare. aspetto di leggere anche un altro suo libro con uno dei migliori titoli mai letti: biografia sentimentale dell’ostrica.

consigliato a cuoche sopraffine e intelligenti, che dopo un travaso di bile a colazione mangiano ironia a pranzo e sarcasmo a cena. a chi sa trasformare un frigo quasi vuoto in un sudoku gastronomico. a chi si fa cucinare a fuoco lento, senza fretta, per farsi mangiare in grossi bocconi. a chi leggendo una ricetta qualsiasi chiude gli occhi e si vede alessandro borghese vestito solo di un grembiulino che inizia a far le fusa con le mani in pasta. i doppi sensi li avete tutti pensati VOI.

credo che uno dei modi più elevati di cui disponiamo per affermare e ribadire la nostra dignità dinanzi alla miseria e alle paure della guerra consista nel nutrirsi con intelligenza, raffinatezza e crescente godimento. la nostra crescita gastronomica comporterà, inevitabilmente, un’accresciuta consapevolezza verso centinaia di altre cose, in primo luogo verso noi stessi. allora, il fato, per coinvolto che sia in guerre calde e fredde, non potrà più farci alcun male.

che poi è quello che dice un adorabile elegantissimo signore dagli occhi blu: “se uno mangia mortadella, alla fine, non può essere una cattiva persona.”

manuale di conversazione sullo champagne -come improvvisarsi esperti intenditori- di andrea gori

411+iOtHByL._SY300_il titolo mi ha colpito e fatto ridere, me l’ha segnalato amazon e l’ho subito preso. un inverno mi son curata il raffreddore con il bollinger e ha funzionato splendidamente. i compleanni hanno champagne per cena. andrea gori dev’essere molto intrigante: le descrizioni che fa dei vari champagne (mai avrò la fortuna di berne così tanti, diversi e di questa qualità) sono quelli di un innamorato che adora l’oggetto del suo desiderio. i suoi assaggi fanno sentire i profumi e mettono i colori addosso alla degustazione, leggete qua e poi ditemi se non vi son venute 1000 voglie: cristal 1996 “tensione fumè e nuvola di iodio, agrumato piccante, zenzero e kumquat, mandorla e torrefazione d’orzo, resina, pepe bianco, talco; bocca sontuosa ma freschissima, sembra appena uscito dalla fermentazione, un multi strato di energia e passione inaudite. canfora, vaniglia e canditi, corpo succoso, ginger, bacon dolce. esplosivo e ogni tanto si ricorda di esser anche dolce e gentile. non so se ho mai assaggiato niente di così incredibile. ti lascia sornione e languido, eppure fresco e giovane e hai l’impressione che lo resterà per sempre, al contrario di te…”
descrizioni sempre incantate, piacevolissime ed evocative. il libro vorrebbe esser per novizi ma faccio fatica a capire tutta la parte tecnica -che comunque c’è nel libro- anche sapendo cos’è la fermentazione mallolattica, ebbene si. per improvvisarsi esperti si dovrebbe imparare a memoria.. ma (da quello che ho imparato io) se volete portare a casa il riultato giocatevi bene la cena: non fate i saccenti, fatela ridere, fatele bere bollicine non solo con il dolce, ordinate una magnum con i bicchieri giusti alla temperatura giusta e solo se è un modello alfa (su modello base se dite che lo champagne sa di canfora è finita) potete usare, bevendo, una delle favolose descrizioni di andrea gori. ma fatela ridere.

a livello di lettura la prima metà ha una scrittura trascinata, poco scorrevole e con parecchi errori, nella seconda parte migliora ma ho trovato un “LO scrittore colette disse […]” che mi ha fatto cadere dalla sedia e colette si sarà girata al père-lachaise. le citazioni in francese o inglese dovrebbero essere uniformate: tutte tradotte o tutte non tradotte. l’idea è divertente ma il testo dovrebbe esser più rispondente ai contenuti che il titolo di ogni capitolo introduce.

il capitolo VII e tu di che champagne sei? è un calzante oroscopo che abbina lo champagne giusto al segno. per me “[…] abbiamo quindi bisogno di uno champagne capace di dare un riferimento solido, ma a cui si debba dedicare un’attenzione molto particolare, come uno champagne blanc de noirs: le sue intense dote fruttate e vinose permettono di stuzzicare un pesci nella sua emotività nascosta, cullandolo con una dolcezza squisita. e allora esagerate e puntate su uno dei migliori: il clos saint hilare di billecart salmon, complesso e sfaccettato con tutta la classe di un cru d’eccezione.”

mi ha fatta ridere e ha portato a casa il risultato.