senza coda di marco missiroli

senza codami ha dato la stessa sensazione di una corsa a perdifiato finché non ce n’è più. ti danni l’anima per correre più veloce che puoi e ti fermi solo quando hai finito.
se iniziate la prima pagina abbiate l’accortezza di non aver impegni imprescindibili per le tre ore successive. bimbo e madre subiscono maltrattamenti che, anche se non sono mai detti, si sentono fin troppo bene. il nero contro il bianco, il buono contro il cattivo e il buono che non riesce a svincolarsi e vincere facilmente. amerete nino il giardiniere, il piatto con le fragole e la sua fetta di pane con zucchero e vino. sono molto sensibile quando si parla di bambini, perché mi chiedo sempre quanto grande è quello che noi addetti ai lavori non riusciamo a vedere in termini di sofferenze, ingiustizie e soprusi. quanto evidenti sono i segni che cercano di farci arrivare? quanti super-poteri ci servono per esser certi di aver capito bene la cosa giusta? quanto coraggio? leggete anche questo missiroli e la sua scrittura che lascia emergere, in controluce, quello che non scrive mai con le parole, mi ha dato l’impressione di raccontarci la storia con quello che non usa. sembra circoscrivere mano a mano la storia che non descrive e volutamente lascia al lettore l’incastro dei pezzi, regalando al pensiero di chi ha il libro in mano, la scelta di percorrere una strada che geograficamente indirizza o di svincolarsi da quella più scontata per perdersi altrove. è una scrittura semplice, schietta ed emotivamente dirompente, molto diversa dal suo colto, discusso e applaudito atti osceni in luogo privati (che ho amato e amato e amato e che dovrò rileggere per forza quest’estate).

i buoni sono buoni perché non chiudono le storie, semplicisticamente, come farebbero i cattivi.

diario di un genio di salvador dalì

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pagine del diario di dalì dal ’53 al ’63. pagine di delirio. dalì a me non piace, artisticamente parlando mi provoca ansia e disagio. pensavo mi potesse invece entusiasmare il suo modus vivendi, ma dopo neanche metà libro son passata dal sorridere per i suoi deliri di onnipotenza alla noia più sonnolenta e piatta. la casa editrice è una delle mie preferite, la carta anche e, a parte l’amore conclamato per gala, questa è la cosa che mi è piaciuta di più. non è nemmeno uno di quei libri da far carne macinata per citazionisti. farà bella mostra di sé nella sezione parisienne della mia libreria.

gli aspetti irrilevanti di paolo sorrentino

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gennaio è stato mese di letture italiote. adesso, a un mese di distanza, all’inizio di febbraio, in un sabato pomeriggio di pioggia dove ho tentato di uscire per correr i miei 6 km lenti come da tabella senza il risultato sperato, ho quindi tentato di riprendere in mano i giudizi per le pagelle.. con risultati ancora peggiori, riprendo in mano le pagine dei libri letti e mi stupisco di nuovo del talento di sorrentino: hanno tutti ragione è uno dei dieci libri che mi porterei sull’isola deserta. in questo libro ogni foto fa partire un racconto che potrebbe esser romanzo che potrebbe esser un film da premio oscar. dei ritratti perfetti e così veri da metter i brividi, in ogni senso possibile. mi ha fatto sospendere il giudizio negativo che ho sempre verso la forma del racconto che non è mai, mai stata fra i miei preferiti. [in corsivo è sorrentino che è il miglior pubblicitario di se stesso], non date retta a me, leggete un antipasto di lui. e poi abbuffatevi.

la mia preferita, da far leggere a ogni fanciulla al compimento dei 18 anni. cervello e fottersene alla grande. enza condè 87 anni a settembre, 3 lauree. medicina, biologia e chimica. scienziata. in tema di seduzione ha due segreti.
uno. mai ingobbirsi, schiena inarcata, petto in fuori, anche quando c’è da affrontare un brodino bollente.
due: se non sapete accavallare le gambe, statevene a casa. l’uomo resiste a tutto, ma non a una donna scosciata. in seguito ne aggiunse un terzo: gli uomini amano solo tre tipi di donne: le pigre, le indolenti, le svampite.

sui gioielli ha imperativi categorici. il primo riguarda le perle. quintessenza di vaneggiamenti borghesi, sostiene, le perle garantiscono una costante corsia preferenziale verso la seduzione. 

elsina marone vive a montecarlo, miliardaria, di fiammate che si accendono e si spengono secondo le direzioni del vento della mente. come sovente accade ai ricchi con le mani in mano.

le delusioni di ada bacco: l’eterno equivoco dei maschi, un lunghissimo, inesorabile complesso di sopravvalutazione.
il fatto, dice lei, è che la ragione e l’esperienza sono schermi resistenti che opacizzano l’ampiezza e la forza delle emozioni infantili.
non si scappa dalla propria intelligenza. è una trappola.

il pianoforte e lo strazio infinito e doloroso di peppino valletta, di una tristezza che prende le budella.

il culone della moglie dal latitante salvatore varriale è sempre un dettaglio a concepire la rivoluzione.

valerio affabile: se esco, perdo la mia tranquillità. in carcere non sono libero, ma tranquillo. e io dico che si dà troppa importanza alla libertà e troppo poca alla tranquillità.

donna emma, meriterebbe di finire in una raccolta di poe, un horror di quelli che ti sogni la notte per mesi perché potrebbe accaderti lo stesso. la portiera che nessuno mai vorrebbe avere in condominio. roba che kubrick avrebbe potuto far diventare secondo shining.

paride bussotti  l’albergo è solo apparentemente un luogo di riposo, ma sottotraccia, deve covare l’avventura. tutto, in un hotel, deve emanare il profumo irrimediabile del sorprendente.

le donne, a differenza degli uomini che eccellono solo nella prevedibilità, non sono sedotte dalla bellezza. sono sedotte dalla seduzione. 

sedurre non è un inno al proprio ego, è un atto di generosità per rimettere al mondo le persone.

agli esseri umani interessa covare la sensazione di aver trovato, fosse anche solo per dieci minuti, un compagno col quale avere una simbiosi.

ma su tutto, oltre ai personaggi, le foto, le storie, il ricco e il povero, la cattiveria, l’amore, la delusione, la decadenza, la felicità: quegli incastri di parole che fanno la differenza fra uno che scrive bene e uno che sa stregarti parlandoti e ti porta dove vuole lui, e ti fa quello che vuole lui.

la nostalgia della possibilità

candore di mario desiati

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ho dormito più di 12h, la ripresa dalla sbronza di capodanno ha richiesto più energie del previsto.
mi son fatta un’ora di strada per andare dalla dentista con cui avevo appuntamento, lei era in ferie e io non avevo sbagliato appuntamento. guidare mi è sempre piaciuto, non mi son neppure scomposta. ho bevuto un caffè, preso la cartoleria per il nuovo anno e mi son fermata a far la spesa per strada.
fa freddo e vorrei esser da un’altra parte: in questo momento, precisamente, a les colonnes de buren e passare la giornata lì a far foto, con una macchina fotografica vera, senza telefono, a far flanella, a veder le ore passarmi davanti con il mondo che mi gira intorno in quella piazza lì, e tornare a casa a piedi.

ho finito candore stamattina, il titolo è un bel pugno nello stomaco fin dalle prime pagine ma alla fine ha un grande senso perché martino è uno puro, e come tutti i puri è solo. quello che mi ha colpito di più non è la passione per il porno di martino bux ma la non comprensione di tutti quelli che gli stanno intorno. la sua inconcludenza è figlia della non comprensione, mi torna in mente l’incompreso di comencini (del 1966) visto da piccola in tv, che mi ha fatta dormire male per mesi. si entra in un mondo (segreto) che sicuramente è anche di persone che incontriamo tutti i giorni.
le pulsioni obbligano alla cieca obbedienza ma devono restare segrete.
desiati è del 1977 e sa scrivere. nei ringraziamenti mi ha fatto sorridere: “[…] angela rastelli alla quale va anche la mia solidarietà e riconoscenza per aver dovuto cercare decine di film porno e nomi di protagonisti usando gli immacolati computer  di via biancamano”. magari nelle stesse stanze di pavese.


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grand hotel di vicki baum (1929)

grand hotel

vivremo, sai, non faremo altro che vivere, ci lasceremo tutto alle spalle, tutte queste cose assurde, e non faremo altro che vivere, ci rintontiremo a forza di ozio e felicità

trovato a casa nello scaffale dei libri da leggere, era lì da almeno 5 anni. non sapevo nemmeno ci fosse, preso al volo per perfetta misura da borsa e spiaggia. con una protezione 30 addosso e un costume leopardato,  con i piedi a mollo nell’adriatico (quello che sa sempre un po’ di mitteleuropa) mi trovo catapultata per 4 giorni (durata delle storie del libro e della mia mini-vacanza) a berlino alla fine degli anni ’20 ospite appunto del grand hotel con (altri) sei protagonisti. è un libro di più di 400 pagine, patinatissime e di un’attualità sconcertante. fra i sei personaggi, tutti alla ricerca di qualcosa che possa essere una risoluzione, ho amato moltissimo la grusinskaja: ballerina classica di grande successo giunta alla fine della carriera, dopo rinunce e sacrifici immensi i teatri son oramai quasi vuoti e i bis non sono più richiesti. mi son vista la sua stanza e ho avuto nelle narici l’odore di cipria vecchia e di alloro quasi secco. il grand hotel, com’è scritto nella postfazione, è davvero un personaggio che scandisce tempi e modi ma è solo un transito con la porta girevole: c’è chi si incastra, chi si sfila, chi si infila, chi ci passa le giornate solo a guardarla, chi scappa. lettura piacevolissima, per chi non ha tempo c’è il film (del 1932) con la garbo che interpreta madame grusinskaja.

questo bacio, iniziato senza grande ardore, fra due corpi che non si conoscevano, durò a lungo. penetrò nel midollo dorsale di lei come un ago fine e rovente, il cuore cominciò a batterle.

[si vede che i romanzi degli anni ’30 mi fanno diventare sentimentale?]