senza coda di marco missiroli

senza codami ha dato la stessa sensazione di una corsa a perdifiato finché non ce n’è più. ti danni l’anima per correre più veloce che puoi e ti fermi solo quando hai finito.
se iniziate la prima pagina abbiate l’accortezza di non aver impegni imprescindibili per le tre ore successive. bimbo e madre subiscono maltrattamenti che, anche se non sono mai detti, si sentono fin troppo bene. il nero contro il bianco, il buono contro il cattivo e il buono che non riesce a svincolarsi e vincere facilmente. amerete nino il giardiniere, il piatto con le fragole e la sua fetta di pane con zucchero e vino. sono molto sensibile quando si parla di bambini, perché mi chiedo sempre quanto grande è quello che noi addetti ai lavori non riusciamo a vedere in termini di sofferenze, ingiustizie e soprusi. quanto evidenti sono i segni che cercano di farci arrivare? quanti super-poteri ci servono per esser certi di aver capito bene la cosa giusta? quanto coraggio? leggete anche questo missiroli e la sua scrittura che lascia emergere, in controluce, quello che non scrive mai con le parole, mi ha dato l’impressione di raccontarci la storia con quello che non usa. sembra circoscrivere mano a mano la storia che non descrive e volutamente lascia al lettore l’incastro dei pezzi, regalando al pensiero di chi ha il libro in mano, la scelta di percorrere una strada che geograficamente indirizza o di svincolarsi da quella più scontata per perdersi altrove. è una scrittura semplice, schietta ed emotivamente dirompente, molto diversa dal suo colto, discusso e applaudito atti osceni in luogo privati (che ho amato e amato e amato e che dovrò rileggere per forza quest’estate).

i buoni sono buoni perché non chiudono le storie, semplicisticamente, come farebbero i cattivi.

il corpo grande di francesca mazzucato -biografia non autorizzata di una modella oversize-

la vostra vita non diventerà più felice, più divertente, più di successo dopo che avrete perso dieci, venti o trenta chili. perché i chili non sono il problema. il vostro modo di pensare lo è. la felicità non c’entra con la dieta. la felicità è trovare quello che amate di voi, veramente, e condividerlo con gli altri, la felicità è un santuario interiore dove voi siete abbastanza così come siete proprio ora.

mazzucato3non è un libro facile. alzino la mano quelle fortunate che non hanno mai avuto problemi legati all’alimentazione o al rapporto con il proprio corpo o dovuti a come percepiscono gli altri il nostro corpo. per quanto mi riguarda li ho sempre avuti, probabilmente sempre li avrò anche se non peso neanche 52 kg su 151 cm. sta tutto nella nostra testa, questo è il segreto di pulcinella, nel come ci vediamo noi. fosse facile, il riflesso nello specchio non è mai oggettivo: passa attraverso il filtro dei nostri occhi che ci dice come vorremo essere e, ghignando, ci urla come mai saremo. seguo francesca su fb da molto, il suo è uno degli account che vado a cercare se non mi si presenta sul wall. la trovo stupenda, profonda, di una sensibilità rara che combacia in diversi punti con la mia indole, tocca corde che fanno muovere una parte di me che però volevo stesse buona, quasi morta, perché mi infastidisce e mi spaventa farci i conti… ma alla fine, sebbene doloroso fin quasi all’atrocità, è sempre una cosa buona. e infatti ho iniziato a legger il grande corpo appena trovato in una bella libreria di la spezia e sospeso subito dopo, perché leggere delle prese in giro subite durante un’adolescenza da dimenticare mi ha scaraventata in anni in cui pesavo 15kg di più e mi chiamavano pallina. tutto quello che adesso si chiama bullismo, una volta era solo simpatia o “lasciali perdere”.  domenica scorsa l’ho ripreso in mano e finito di volata. si cresce, si cerca di metter in ordine cose, ogni tanto ci si obbliga a scendere i gradini scivolosi della nostra cantina segreta o ci si costringe ad uscire nonostante sia una notte di quelle buie senza luna e stelle e paurose. il libro dice questo (a me) e non è la gestione del peso, della fisicità: è l’accettazione di quello che siamo, anche se siamo delle persone di merda (e io so di esserlo alla grande tante ma tante volte), è il guardarsi fisse negli occhi allo specchio e dirsi che si va bene lo stesso perché si va bene a noi. ma come l’ha detto francesca è meglio. ha detto anche di prendere la mira e andare dritte al centro di quello che si vuole, rimboccarsi le maniche e prendere al volo l’eventuale botta di culo che passa a tiro, perché il più delle volte siamo così sicure di non esser abbastanza, di non piacere, di non valere da non accorgerci neanche di quelli che ci dicono il contrario, da quelli che ti vogliono in senso positivo e appagante.

la postfazione di elisa manici merita l’attenzione e la cura nel leggere, che è stata destinata al corpo grande.

[…] il rifiuto del cibo, la perdita di peso, la capacità di sopportare il dolore e l’esaurimento fisico sono divenuti le metafore culturali dell’autodeterminazione e della fermezza morale

elisa manici

diario di un genio di salvador dalì

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pagine del diario di dalì dal ’53 al ’63. pagine di delirio. dalì a me non piace, artisticamente parlando mi provoca ansia e disagio. pensavo mi potesse invece entusiasmare il suo modus vivendi, ma dopo neanche metà libro son passata dal sorridere per i suoi deliri di onnipotenza alla noia più sonnolenta e piatta. la casa editrice è una delle mie preferite, la carta anche e, a parte l’amore conclamato per gala, questa è la cosa che mi è piaciuta di più. non è nemmeno uno di quei libri da far carne macinata per citazionisti. farà bella mostra di sé nella sezione parisienne della mia libreria.

dove la storia finisce di alessandro piperno

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per conto mio può scrivermi la lista della spesa ogni giorno. ogni giorno gliela compro.
mi son DIVORATA i romanzi che ha scritto e gli articoli, soprattutto quelli su proust. anche con questo è successo lo stesso: fatto fuori in una pigrissima giornata buttata sul divano, troppo di fretta. e poi son rimasta senza.

le famiglie, dopo migliaia di pagine lette lo posso ammettere, mi avvinghiano sempre. non ho via di scampo, se poi non son felici e son pure cattive e irrisolte, anche peggio: ci vado dentro fino a boccheggiare. e piperno lo sa. anche se i pontecorvo non possono esser superati,  gli zevi non me li hanno fatti rimpiangere. matteo zevi torna da los angeles con una bagaglio di mogli, ex-mogli e debiti estinti (solo per morte dell’usuraio); trova due figli grandi e una moglie che alla fine l’ha sempre aspettato. l’ammissione di colpa è celata e probabilmente anche finta, alla fine matteo è uno di quelli che cadono sempre in piedi e che quando sembra cascare, alla fine fa la figura di quelle bambole anni ’80 che al posto dei piedi avevano una mezza sfera con un peso dentro, che le faceva vacillare ma mai andare in orizzontale.  nel finale mi pare un libro sbavato, ma è il mio gusto che mi impone una verosomiglianza al reale che qui non ho trovato. piperno è un grande amore, gli si perdona di tutto, di peggio.

candore di mario desiati

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ho dormito più di 12h, la ripresa dalla sbronza di capodanno ha richiesto più energie del previsto.
mi son fatta un’ora di strada per andare dalla dentista con cui avevo appuntamento, lei era in ferie e io non avevo sbagliato appuntamento. guidare mi è sempre piaciuto, non mi son neppure scomposta. ho bevuto un caffè, preso la cartoleria per il nuovo anno e mi son fermata a far la spesa per strada.
fa freddo e vorrei esser da un’altra parte: in questo momento, precisamente, a les colonnes de buren e passare la giornata lì a far foto, con una macchina fotografica vera, senza telefono, a far flanella, a veder le ore passarmi davanti con il mondo che mi gira intorno in quella piazza lì, e tornare a casa a piedi.

ho finito candore stamattina, il titolo è un bel pugno nello stomaco fin dalle prime pagine ma alla fine ha un grande senso perché martino è uno puro, e come tutti i puri è solo. quello che mi ha colpito di più non è la passione per il porno di martino bux ma la non comprensione di tutti quelli che gli stanno intorno. la sua inconcludenza è figlia della non comprensione, mi torna in mente l’incompreso di comencini (del 1966) visto da piccola in tv, che mi ha fatta dormire male per mesi. si entra in un mondo (segreto) che sicuramente è anche di persone che incontriamo tutti i giorni.
le pulsioni obbligano alla cieca obbedienza ma devono restare segrete.
desiati è del 1977 e sa scrivere. nei ringraziamenti mi ha fatto sorridere: “[…] angela rastelli alla quale va anche la mia solidarietà e riconoscenza per aver dovuto cercare decine di film porno e nomi di protagonisti usando gli immacolati computer  di via biancamano”. magari nelle stesse stanze di pavese.


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