una vita come tante di hanya yanagihara

unavitacometantesono tornata a scrivere perché di capolavori non si scrive mai abbastanza e perché di capolavori non se ne scrivono  e non se ne leggono mai abbastanza.

quando ho incontrato il signor salani l’ho abbracciato stretto e l’ho ringraziato per harry potter. vorrei incontrare gli eredi sellerio e abbracciarli allo stesso modo: per jude, per jb, per malcolm e per willem ma di più per jude: centro di gravità di tutte le più di mille pagine. ho letto che un qualche critico ha dscritto che è raro sperare che un romanzo già così lungo possa durare ancora, per non uscire dalle loro vite aggiungo io. era da anni che non mi capitava di leggere un romanzo di questa potenza: respingente e irresistibile allo stesso modo, violento, romantico, doloroso e dolcissimo.

un capolavoro a 360°. la storia di 4 ragazzi che si incontrano adolescenti e diventano uomini di successo mantenendo i rapporti e variandoli, riducendoli al minimo ma senza mai chiuderli del tutto. per jude si piange, con jude si piange senza riuscire a condividere neanche un minimo di quella sofferenza perché (fortunatamente) non si sa cosa sia. l’intensità di una scrittura scorrevolissima non lascia scampo fino all’ultima pagina.

poi oltre, nei ringraziamenti, ho ancora avuto il bisogno di andare a cercare jude, ma non c’era già più. da un paio di giorni, dopo aver chiuso il libro con le lacrime agli occhi , sto vagando quasi persa con la testa in un appartamento a NY, immenso e lussuoso come il suo: grande e vuoto, con quadri bellissimi alle pareti e con i loro profumi che si mescolano ancora.

rientrerà di prepotenza nella mia top-ten di tutti i tempi e con tutta probabilità sarà uno dei pochi, pochissimi che rileggerò ancora una volta, insieme a la versione di barney e l’insostenibile leggerezza dell’essere.

c’erano tempi nei quali la pressione per conseguire la felicità era quasi opprimente, come se la felicità stessa fosse qualcosa che tutti dovevano e potevano ottenere, e piegarsi a compromessi fosse sempre e comunque una colpa.

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vacanze matte di richard powell

w288-h288_3159_Autunno 2011_powell-vacanze_mattepioneer, go home! è un romanzo americano del 1959 ripubblicato da einaudi nel 2011. letto perché di mezzo c’è sempre mia sorella illuminata. libro divertentissimo e senza tempo, se aumentate i prezzi delle cose potrebbe esser ambientato ieri. francesco piccolo definisce i kwimper “gli antenati dei simpson” e il mix pensante marge e lisa è rinchiuso nella baby sitter. la famiglia kwimper padre, toby figlio maggiore e voce narrante, due gemelli sagaci e poco gestibili di circa 8 anni -eddy e teddy- e la loro babysitter restano senza benzina su una strada -panoramica- non ancora aperta al pubblico, loro non si sentono “pubblico” e quindi non badano al cartello di divieto d’acceso. per 5 giorni non passa nessuno e la famiglia deve arrangiarsi per sopravvivere: scava un pozzo per bere e pesca per mangiare, una trasformazione ante-litteram in macgyver. costretti ad occupare un terreno e a costruirsi una capanna per le notti, vengono “salvati” e duramente rimproverati da un ufficiale, rappresentante di quel governo cui i kwimper sentono di appartenere essendo beneficiari di sussidi e pensioni d’invalidità. da qui una carambola perfetta di logica ed incomprensioni per 300 pagine di risate e ottimismo. un inno alla libertà e all’anarchia  -inconsapevole- di chi vuole approfittarsi -inconsapevolmente- e far parte di uno stato che ama e crede leale a tutti i costi. la parte più divertente è l’incontro con un paio di gangster californiani in fuga e le -altre- fughe di toby dalle avances delle signorine attratte inevitabilmente dalla sua prestanza. la statalità viene equamente rappresentata da asini inflessibili e vendicativi (anche asine), e vecchi saggi bonari che smascherano i tentativi di far fuori i kwimper. sono gli anni di on the road, quelli di qualcuno volò sul nido del cuculo. preso a scatola chiusa, probabilmente solo per la copertina di norman rockwell (1947) che si adatta benissimo alla storia che c’è dentro.

un film è stato tratto dal romanzo: lo sceriffo scalzo con elvis presley nei panni di toby, non lo ricordo anche se probabilmente in una qualche estate caldissima sarà passato su qualche rete e mi avrà fatta dormire.

consigliato a chi ha anche le mutande a stelle e strisce, a quelle panterone con camicetta bianca sbottonata, occhiale tartaruga e capelli biondi raccolti che con un gesto solo li liberano dalla prigionia mietendo vittime, a quelli che un po’ anarchici lo sono ancora anche se timbrano il cartellino due volte al giorno.

IN VIAGGIO CON LA ZIA (giugno-luglio 2005) dida & graham greene

fragile26 giugno 2005
sono a los angeles. sono le quattro e mezza e sono in pieno violento jet lag.
fa perfino freddo: aria condizionata a palla, anche se ovviamente non serve, ma non sia mia che si possa spegnere! sono in cucina con una tazzona di camomilla che non servira` a farmi riaddormentare, scrivo su un portatilino senza fili che mi dicono essere a completa disposizione. viaggio eccellente. non avevo il temutissimo ciccione scoreggione vicino, ma tre donnone, si fa per dire perche` erano larghe in tre come me, jappamericane di ritorno da 12 gg in europa a scorrazzare per tutte le capitali del nord.. stanche morte ma che hanno parlato con un`altra jap del giappone e di tutte lo loro isole in americano sorridendo tantissimo e facendo scomparire gli occhi. una scuola intera di ragazzi spagnoli modaioli e simpatici in viaggio studio a los angeles.. ma alla fine ho dormito (il tavor ha fallito.. solo tre ore) e parlucchiato inglese e rinvigorito il mio spagnolo.
pratiche di accesso usa: sbagliato due volte di compilare il modulo verde.. l`hostess alla fine me ne ha dati tre. e mi guardava come se fossi sporca di delitti indicibili. uno l`ho tenuto.
rubate posate bellissime della lufthansa.. cosi` la hostess impara a modulare gli sgardi. ma esiste un club anche di quelli che rubano posate in aereo, a parte quello dei 10.000?
in entrata: cani, bandiere OVUNQUE, interrogatorio su motivazioni del viaggio su quello che avevo in valigia (ma non l`hanno aperta) fotografia (whitout glasses pls) e…schedatura con registrazione digitale delle impronte degli indici prima quello destro e poi quello sinistro, piu` (OF COURSE) passaporto elettronico obbligatorio.
poi son passata come una principessa tra le ali di folla che si scostano per farmi passare, 10 minuti di liberta` e vengo immediatamente sequestrata dalla zia luisa, mi porta a casa solo per una doccia e, con la scusa che ha dei buoni sconto che scadevano entro qualche ora… ma avrebbe benissimo potuto dire qualche minuto, mi chiuede per un`ora in un negozio a farmi provare di tutto.. credetemi, e conoscete la mia resistenza alla shopping, ero provata.
cena in un posto dove la cameriera si chiama normasandyfloraalice.. quelle dei telefilm che sappiamo a memoria e che hanno un sorriso a 360 denti tatuato in viso, mangiato un club che aspettavo di sbranare da tanto, bevuto un bicchiere d`acqua (normaflorasandyalice quasi stramazza per terra quando le dico che non voglio coca.., anzi pepsi perche’ i miei zii quello bevevano seppure diet). ordiniamo in tre una coppa che nemmeno in sei avemmo finito con over panna over gelato over fragole over cioccolata bollente e il crollo fisico mi aspetta alle 20,30 ora locale e adesso sveglia come un grillo… dopo sette ore di sonno