2^ venice night trail – 29 aprile 2017

cof

la seconda edizione e la mia seconda presenza. il venice night trail è imperdibile!
questa è proprio la mia corsa senza tempo, sulle mie pietre, correndo per non farsi prendere da quelli partiti dopo di me. non dovrebbero neanche cronometrare qui, è una corsa nel tempo non contro il tempo. 16 km che partono dalle ore 21 di un sabato sera che altrimenti sarebbe stato qualunque, sotto ai piedi di 3000 fortunati che hanno dalla loro non la velocità delle gambe ma quello di star alla tastiera nell’autunno dell’anno prima, nel momento giusto e non esitare un momento nell’accaparrarsi uno dei preziosissimi pettorali disponibili. in 3000 abbiamo incastrato più di un turista al muro, filmavano, fotografavano, ridevano ma il residente già stremato dalla situazione incontrollabile del visitatore mercenario non ce ne ha risparmiata una, e vedere venezia mangiata, divorata, inghiottita da una nave da crociera al buio davanti a punta della dogana non può far altro che far diventare chiunque un residente incazzato. i miei 16 km son stati scortati da c. che ha rallentato di molto il suo passo per star con me sui 51 ponti. le mi gambe hanno retto fino al 14esimo, poi ho trovato il 43esimo e il 44esimo km della maratona della domenica prima, il muro che a padova non c’era me l’hanno spostato qui! ho rischiato l’osso del collo, perché a venezia non posso far altro che guardarmi in giro e vedere appiccicate sui muri le foto di me e di tutte le volte che ci son stata in ogni stagioni, con tanta gente diversa a fare di tutto. il primo poster di me con un vestitino azzurrino svelandrino, con scarpetta nera e calzino alla caviglia bianco a neanche sei anni, il 20 gennaio 1991 innamorata pazza e incapace di intendere e di volere, da peggy tutte le volte, in campo santa margherita seduta e sbronza a dar da mangiare a passeri della stazza di un fagiano, in giro per librerie, per giardini che hanno avuto sempre  cancelli chiusi, dietro a corto maltese e alle sue sconte, con chéri in fughe improvvise e silenziose, con mia sorella e altre sorelle (anche se non di sangue) per mostre che abbiamo sempre trovato vuote, come un privilegio concesso solo agli amanti più fedeli, come guida (sempre sbronza per poter sopravvivere al giro classico destinato a chi venezia la vedrà una sola volta in tutta una vita) di russi e americani (per par condicio). e della fine degli anni ’90, SEMPRE SEMPRE SEMPRE una giornata di studio matto e disperatissimo che rimarrà indimenticabile: stesura finale della tesi e ultimo pomeriggio chiusa in quella biblioteca marciana che ho imparato così bene a conoscere (no internet, no pc) con bibliotecarie di una lentezza esasperante. il professore che mi dice che non sono in grado neanche di scrivere una cartolina, il pranzo desolante al mcdonald, l’acqua alta, il freddo delle sedie, la solitudine fisica e la lontananza non fisica da tutti quelli che mi son passati accanto quel giorno, la nebbia, una piazza san maco filmica più di sempre, il vaporetto sbagliato per andare in stazione con tutti i giapponesi innamorati per mano, la corsa sul binario per vedere il mio treno partire e nell’attesa di quello successivo il più grande rompi palle dell’università di udine mi si appiccica per ” farmi compagnia”. avrei dato alle fiamme la tesi, marin sanudo e venezia intera.

non sono caduta nonostante i poster di me sui muri, nonostante il buio pesto (a venezia é più buio, mettetevela via), nonostante la luce frontale che tutti avevamo, nonostante i gradini dei 51 ponti. non oso immaginare le emozioni di chi la vedeva per la prima volta, di chi per la prima volta da sant’elena si trovava come davanti a una TV delle favole: a correre incontro a san marco, san giorgio e la salute che potevano ingannare con illusioni ottiche occhi poco allenati alla meraviglia. l’arrivo in piazza san marco ha avuto anche quest’anno la musica dell’orchestra del florian ad accompagnarci e anche quest’anno mi ha dato l’idea di esser quella del titanic. poi vetrine: chanel, gucci e fino a vuitton e l’orrore della capsule di koons: sono una purista di luigi uittone, tant’è.  campo san luca, salita spacca chiappe del ponte dell’accademia, un saluto a peggy e via giro di boa alla punta della dogana e filata conclusiva sulle fondamenta delle zattere. da segnalare scendendo dal ponte dell’accademia americani in smoking con altissimo tasso alcoolico seduti nel ritorante a sinistra battere il 5 a tutti i runner! (mi è parso di vedere una sposa già pentita del SI di quel giorno)

non è una corsa, è il modo più chic per passare un sabato sera con le scarpe da running ai piedi, è un modo diverso di vedere venezia, riservato a pochi fortunati! alle 11 eravamo già sulla navetta per la terraferma, son collassata appena mi son seduta in auto con la mia nuova medaglia a forma di campanile di san marco.